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Commemorazione della deportazione degli ebrei genovesi, Bucci: «Le istituzioni allora tacquero, ma Genova seppe anche scegliere il bene»

Il Presidente della Regione in Sinagoga: «Siamo qui per riaffermare i valori di libertà, dignità e diritti civili: sono le fondamenta della nostra convivenza e non possono essere dati per scontati»

Si è svolta in sinagoga la commemorazione della deportazione degli ebrei genovesi del 3 novembre 1943, quando 261 persone furono arrestate e avviate verso i campi di sterminio. Alla cerimonia ha preso parte il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che ha richiamato il dovere civile del ricordo e il legame tra memoria, libertà e convivenza.

«Ogni volta è la stessa emozione – ha detto Bucci – perché ricordiamo vite spezzate e un tempo in cui le istituzioni non difesero chi veniva perseguitato solo per la sua fede. Per questo, da sindaco, chiesi pubblicamente scusa alla Comunità ebraica. Ma anche in quel buio ci furono genovesi che senza proclami scelsero di aiutare e salvare: è quella la città che vogliamo continuare a essere».

Il presidente ha definito la memoria «la radice della nostra coscienza collettiva», sottolineando che «non c’è futuro senza memoria» e ringraziando Comunità ebraica, Comunità di Sant’Egidio e Centro culturale che ogni anno mantengono vivo il ricordo di quella pagina della storia cittadina. «Siamo qui – ha concluso – per riaffermare i valori di libertà, dignità e diritti civili: sono le fondamenta della nostra convivenza e non possono essere dati per scontati».


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